Etiopia

La grande donga

Un sanguinoso combattimento rituale

La donga è una sorta di cruento duello tradizionale, chiamato anche "sagine", una tradizione antica delle etnie suri e mursi. Il nome è mutuato dall'arma del duello, un bastone della lunghezza di circa 250 cm. Ad un segnale convenuto i guerrieri procedono verso il centro della radura e, a due a due, iniziano a colpirsi violentemente con le donga, che sibilano per arrestarsi sulle loro carni con un suono sordo e sinistro.

La donga, organizzata al termine della raccolta del sorgo e del mais, è combattuta da giovani suri non sposati chiamati te'gay, rappresentanti di differenti b'urans (gruppi in cui sono riuniti villaggi vicini). In pochi minuti il sangue, il cui rosso acceso spicca spettacolarmente sulla pelle scura, inizia ad uscire copioso dalle ferite aperte.

I combattimenti terminano quando un contendente, ferito o con un osso spezzato, resta a terra sopraffatto, oppure quando la differenza di forza tra i due è troppo evidente. Alcuni giovani indossano delle protezioni di cotone che proteggono braccia, gambe e, grazie ad un caratteristico e particolarissimo "casco", il capo del guerriero. Molti suri preferiscono però combattere senza alcuna protezione, nell'intenzione di esibire il loro coraggio e, in seguito, le cicatrici che staranno a testimoniare il loro valore di combattenti.

I lunghi bastoni colpiscono spesso violentemente anche i più vicini tra gli spettatori. Per poter riprendere buone immagini è necessario stare forzatamente in prima fila ma, guardando nel mirino, spesso non ci si accorge dei rapidi e micidiali spostamenti del gruppo. In breve tempo vengo colpito sul viso e sulle braccia, e una donga frantuma la lente anteriore di un'ottica fotografica.